Dar es-Salaam, 19 dic. 2011 - L'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo industriale (Unido) ha finanziato la costruzione di una centrale a biogas da 300 kilowatt nella regione di Tanga, localita' della costa settentrionale della Tanzania. L'impianto utilizza i residui delle industrie agroalimentari della zona. In un incontro con i giornalisti convocati per una visita alla centrale, il direttore della centrale, Gilead Kissaka, ha spiegato che il know-how utilizzato e' "frutto di ricerche condotte in loco da tecnici tanzaniani" e "solo dopo aver verificato l'efficacia del nostro sistema l'Unido ha deciso di concedere il finanziamento per la realizzazione dell'impianto". Non e' stata precisata l'entita' dei fondi erogati dall'organismo Onu. Kissaka ha aggiunto che l'impianto "funziona perfettamente" e che e' allo studio il progetto di vendere all'Ente elettrico tanzaniano (Tanesco) una parte dell'energia prodotta.
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martedì 20 dicembre 2011
mercoledì 31 agosto 2011
A Brembio la centrale a biogas più grande d’Italia
Fino a 2 megawatt di energia bio (elettrica e termica) prodotta a partire da scarti di mais, frumento, segale e sorgo, nonché dai reflui animali di suini. L’energia termica utilizzata per scaldare pomodori in serra
Generare energia elettrica e termica da biomasse e da reflui animali. A Brembio, nel lodigiano, il nuovo impianto a biogas fa proprio questo. Un impianto all’avanguardia, quello appena inaugurato dalla BremBio Energia srl, capace di generare fino a 2 megawatt di energia, tra elettrica e termica, a partire da scarti di mais, frumento, segale e sorgo (fino a 14mila tonnellate di trinciato vegetale l’anno), nonché dai reflui animali di suini (circa 6 o 7mila) e bovini (300). Nei 60mila metri quadrati totali sui quali sorge l’impianto (il più grande d’Italia) ben 14 mila sono occupati da serre destinate alla produzione di pomodori. Serre capaci di produrre fino a 500 tonnellate di pomodori da insalata all’anno utilizzando esclusivamente l’energia prodotta dall’impianto.
Il funzionamento della centrale:

sabato 13 agosto 2011
Ungheria: nuova centrale a biogas
Il Sole 24 Ore Radiocor) - Budapes, 06 giu - La societa' olandese Kurstjens Bv ha appena completato la costruzione di una centrale elettrica a biogas a Varda, nel sudest dell'Ungheria. L'impianto che ha comportato un investimento di 2,5 miliardi di fiorini utilizzera' per produrre il biogas residui di lavorazione del legno e scarti agricoli. L'energia elettrica prodotta sara' utilizzata per il riscaldamento di oltre sei ettari di serre per la coltivazione di ortofrutta.
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venerdì 27 maggio 2011
Umbria approva regolamento gestione impianti produzione biogas
Energia pulita dall'utilizzo di biomasse ed effluenti di allevamento: un'opportunità di sviluppo per le imprese agricole umbre che intendano investire nella "green economy" attraverso la realizzazione e la gestione di impianti per la produzione di biogas. La Giunta regionale dell'Umbria ha inteso incentivarle e sostenerle, fissando un quadro chiaro di riferimento in cui potranno operare, nel massimo rispetto dell'ambiente. A fissare requisiti, modalità, attività di vigilanza e controllo, garanzie della copertura dei costi al momento della dismissione è il regolamento sulla gestione degli impianti per il trattamento degli effluenti di allevamento e delle biomasse per la produzione di biogas e l'utilizzazione agronomica del digestato, che è stato approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore all'Ambiente. "Alla base dell'atto - sottolinea l'Assessore regionale - c'è l'esigenza di una normativa, più volte sollecitata dagli operatori del comparto agricolo, che definisse in termini chiari tutte le fasi operative di un impianto di digestione anaerobica per la produzione di biogas, stabilendo i materiali in ingresso, provenienti esclusivamente da attività agricole (sia che si tratti di reflui zootecnici, sia di biomasse), e il successivo utilizzo agronomico del digestato. Con il regolamento la Giunta Regionale ha inoltre inteso favorire la valorizzazione economica delle produzioni agricole tenendo conto, allo stesso tempo, del massimo rispetto di tutti gli aspetti ambientali, al fine di garantire un uso consapevole del territorio. Inoltre, in coerenza con il percorso di riforme avviato dalla Giunta regionale, vengono abbreviate le procedure burocratiche attuando il principio della semplificazione amministrativa".
La nuova disciplina regionale, in venti articoli, stabilisce i requisiti necessari per le attività e la gestione degli impianti di digestione anaerobica, aziendali ed interaziendali che trattano effluenti di allevamento e/o biomasse per la produzione di energia elettrica e termica da biogas con una potenza elettrica fino ad 1 MW; nonché le modalità per l'utilizzazione agronomica del digestato derivante dalla digestione anaerobica.
Per garantire certezza amministrativa e comprensione univoca dei contenuti del regolamento, l'art. 2 riporta le definizioni utili per la sua attuazione ed, in particolare, viene dedicato un apposito articolo (art. 3) per definire le caratteristiche che il digestato prodotto dagli impianti deve avere per poter essere utilizzato agronomicamente, come fertilizzante organico. Con le stesse finalità sono stati definiti gli effluenti di allevamento ed assimilati (art. 4) e le biomasse (art. 5) utilizzabili negli impianti.
La proprietà degli impianti, la produzione degli effluenti di allevamento e delle biomasse che alimentano l'impianto e l'utilizzazione agronomica del digestato prodotto (artt. 6 e 7), deve fare riferimento alla sola impresa agricola o a una associazione di più imprese o di cooperative agricole; inoltre è previsto l'obbligo da parte dell'impresa o delle imprese di utilizzare ai fini agronomici il digestato prodotto nei terreni di cui abbiano la disponibilità e che tali requisiti devono essere conservati per tutto il ciclo di vita dell'impianto.
All'impresa, oltre alla documentazione prevista dalla normativa nazionale, basterà una semplice dichiarazione per comprovare i requisiti necessari per l'esercizio degli impianti gli impianti (art.8); lo stesso articolo prevede le operazioni di dismissione dell'impianto al termine del ciclo di vita e il ripristino ambientale dell'area in modo da tutelare il territorio, attraverso le garanzie finanziarie stabilite all'art. 12.
I materiali da trattare non devono provenire da più di trenta chilometri dall'impianto e la stessa distanza deve essere rispettata per il trasporto del digestato dall'impianto ai terreni dell'azienda (art.9). Con gli articoli 10 e 11 si regola la gestione e l'utilizzazione agronomica del digestato e i possibili ulteriori trattamenti, facendo riferimento alle misure del Piano di tutela delle acque per quanto concerne le aree critiche.
Il regolamento stabilisce, all'art.13, come conservare la documentazione e come metterla a disposizione dell'autorità di controllo; inoltre all'art. 14 individua le attività di vigilanza e di controllo e le modalità con cui verificare i "PUA" (Piani di utilizzazione agronomica), che le imprese agricole singole o associate sono tenute a predisporre. Le violazioni al regolamento comportano sanzioni amministrative (art.15) che variano da 600 a 6mila euro. Fra le disposizioni transitorie e finali (artt.16-20), si stabilisce che gli impianti per la produzione di energia elettrica da biogas in esercizio all'entrata in vigore del regolamento, devono adeguarsi entro un anno.
Il regolamento, in attuazione della legge regionale n.25 del 2009 "Norme attuative in materia di salvaguardia delle risorse idriche e Piano regionale di tutela delle acque", è stato approvato al termine di un'ampia fase di partecipazione in cui sono state esaminate anche le valutazioni dei Ministeri dell'Ambiente e delle Politiche agricole, e dopo l'esame da parte della II Commissione consiliare permanente.
domenica 1 maggio 2011
“GREEN ECONOMY”: G.R. UMBRIA APPROVA REGOLAMENTO GESTIONE IMPIANTI PRODUZIONE BIOGAS

Perugia - Energia pulita dall’utilizzo di biomasse ed effluenti di allevamento: un’opportunità di sviluppo per le imprese agricole umbre che intendano investire nella “green economy” attraverso la realizzazione e la gestione di impianti per la produzione di biogas. La Giunta regionale dell’Umbria ha inteso incentivarle e sostenerle,
fissando un quadro chiaro di riferimento in cui potranno operare, nel massimo rispetto dell’ambiente. A fissare requisiti, modalità, attività di vigilanza e controllo, garanzie della copertura dei costi al momento della dismissione è il regolamento sulla gestione degli impianti per il trattamento degli effluenti di allevamento e delle biomasse per la produzione di biogas e l’utilizzazione agronomica del digestato, che è stato approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’Assessore all’Ambiente.
“Alla base dell’atto – sottolinea l’Assessore regionale - c’è l’esigenza di una normativa, più volte sollecitata dagli operatori del comparto agricolo, che definisse in termini chiari tutte le fasi operative di un impianto di digestione anaerobica per la produzione di biogas, stabilendo i materiali in ingresso, provenienti esclusivamente da attività agricole (sia che si tratti di reflui zootecnici, sia di biomasse), e il successivo utilizzo agronomico del digestato.
Con il regolamento la Giunta Regionale ha inoltre inteso favorire la valorizzazione economica delle produzioni agricole tenendo conto, allo stesso tempo, del massimo rispetto di tutti gli aspetti ambientali, al fine di garantire un uso consapevole del territorio. Inoltre, in coerenza con il percorso di riforme avviato dalla Giunta regionale, vengono abbreviate le procedure burocratiche attuando il principio della semplificazione amministrativa”.
La nuova disciplina regionale, in venti articoli, stabilisce i requisiti necessari per le attività e la gestione degli impianti di digestione anaerobica, aziendali ed interaziendali che trattano effluenti di allevamento e/o biomasse per la produzione di energia elettrica e termica da biogas con una potenza elettrica fino ad 1 MW; nonché le modalità per l’utilizzazione agronomica del digestato derivante dalla digestione anaerobica.
Per garantire certezza amministrativa e comprensione univoca dei contenuti del regolamento, l’art. 2 riporta le definizioni utili per la sua attuazione ed, in particolare, viene dedicato un apposito articolo (art. 3) per definire le caratteristiche che il digestato prodotto dagli impianti deve avere per poter essere utilizzato agronomicamente, come fertilizzante organico. Con le stesse finalità sono stati definiti gli effluenti di allevamento ed assimilati (art. 4) e le biomasse (art. 5) utilizzabili negli impianti.
La proprietà degli impianti, la produzione degli effluenti di allevamento e delle biomasse che alimentano l’impianto e l’utilizzazione agronomica del digestato prodotto (artt. 6 e 7), deve fare riferimento alla sola impresa agricola o a una associazione di più imprese o di cooperative agricole; inoltre è previsto l’obbligo da parte dell’impresa o delle imprese di utilizzare ai fini agronomici il digestato prodotto nei terreni di cui abbiano la disponibilità e che tali requisiti devono essere conservati per tutto il ciclo di vita dell’impianto.
All’impresa, oltre alla documentazione prevista dalla normativa nazionale, basterà una semplice dichiarazione per comprovare i requisiti necessari per l’esercizio degli impianti gli impianti (art.8); lo stesso articolo prevede le operazioni di dismissione dell’impianto al termine del ciclo di vita e il ripristino ambientale dell’area in modo da tutelare il territorio, attraverso le garanzie finanziarie stabilite all’art. 12.
I materiali da trattare non devono provenire da più di trenta chilometri dall’impianto e la stessa distanza deve essere rispettata per il trasporto del digestato dall’impianto ai terreni dell’azienda (art.9). Con gli articoli 10 e 11 si regola la gestione e l’utilizzazione agronomica del digestato e i possibili ulteriori trattamenti, facendo riferimento alle misure del Piano di tutela delle acque per quanto concerne le aree critiche.
Il regolamento stabilisce, all’art.13, come conservare la documentazione e come metterla a disposizione dell’autorità di controllo; inoltre all’art. 14 individua le attività di vigilanza e di controllo e le modalità con cui verificare i “PUA” (Piani di utilizzazione agronomica), che le imprese agricole singole o associate sono tenute a predisporre. Le violazioni al regolamento comportano sanzioni amministrative (art.15) che variano da 600 a 6mila euro.
Fra le disposizioni transitorie e finali (artt.16-20), si stabilisce che gli impianti per la produzione di energia elettrica da biogas in esercizio all’entrata in vigore del regolamento, devono adeguarsi entro un anno.
Il regolamento, in attuazione della legge regionale n.25 del 2009 “Norme attuative in materia di salvaguardia delle risorse idriche e Piano regionale di tutela delle acque”, è stato approvato al termine di un’ampia fase di partecipazione in cui sono state esaminate anche le valutazioni dei Ministeri dell’Ambiente e delle Politiche agricole, e dopo l’esame da parte della II Commissione consiliare permanente.
giovedì 14 aprile 2011
Bioenergy Expo: il biometano la nuova frontiera delle rinnovabili; un grande potenziale di energia e ambiente
Verso Bioenergy Expo (4-6 maggio). L’analisi del direttore del Consorzio italiano biogas. Parla Viller Boicelli, in vista degli incontri di Veronafiere sul biogas in Italia e in Europa (5 maggio, padiglione 1). «I 1.200 Megawatt che avrebbero dovuto costituire il traguardo al 2020 per le energie derivate dal biogas sono un obiettivo minimale pensando alle potenzialità del biogas».

In Italia siamo ancora molto lontani da questi obiettivi, oggi poco meno di 300 impianti sono funzionanti con effluenti zootecnici e colture energetiche, ma le potenzialità di matrici organiche quali liquami, sottoprodotti e colture dedicate permettono di ipotizzare una rapida crescita del settore.
«Soltanto fino a un anno fa uno sviluppo del biogas di questo tenore non sarebbe stato ipotizzabile. Invece, gli obiettivi del Pan, il Piano di azione nazionale sulle energie rinnovabili, oggi non sono più un miraggio. I 1.200 Megawatt che avrebbero dovuto costituire il traguardo al 2020 per le energie derivate dal biogas sono un obiettivo minimale che potrebbe e dovrebbe essere superato».
Così prevede il direttore del CIB-Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione, Viller Boicelli, alla vigilia di Bioenergy Expo, in programma a Veronafiere dal 4 al 6 maggio prossimi, in concomitanza con Solarexpo. E proprio nel corso di Bioenergy Expo il CIB Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione presenterà un'analisi dello stato dell'arte e lo sviluppo futuro in Italia degli impianti (giovedì 5 maggio, ore 16-17,15 nell'area Forum del padiglione 1), mentre a seguire verrà illustrata una proiezione europea, a cura dell'European Biogas Association (EBA), di cui è consigliere il presidente del CIB Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione, Piero Gattoni.
Le nuove sfide del biogas in Italia saranno connesse al futuro della tariffa omnicomprensiva. Fino al 31 dicembre 2012 sarà pari a 0,28 euro per kilowattora di energia elettrica prodotta dal biogas. Per il 2013 e gli anni successivi non è ancora stato stabilito alcun parametro. «Le prospettive di crescita degli impianti di biogas in Italia saranno collegati alla stabilità della politica incentivante che riteniamo debba premiare le realtà fortemente connesse al settore agricolo- prosegue Viller Boicelli -. Ci auguriamo che il Governo mantenga l'impegno non soltanto in chiave di sostegno allo sviluppo di fonti energetiche alternative, ma che porti avanti una politica di crescita per nuove soluzioni tecnologiche, come quella relativa alla cogenerazione e al biometano».
L'innovazione sarà una delle chiavi di un «Green deal» quanto mai sostenuto nel suo incedere. All'interno delle fonti di energia rinnovabile il biogas presenta diversi vantaggi tra cui una maggiore efficienza nel ciclo del carbonio, un miglioramento dell'impatto ambientale degli allevamenti zootecnici, la creazione di nuovi posti di lavoro lungo tutto il periodo di vita dell'impianto.
Le biomasse e il biogas saranno determinanti per raggiungere gli obiettivi vincolanti della direttiva comunitaria 2009/28, che impone per il 2020 che il 20 per cento dei consumi energetici dell'Ue provenga da fonti rinnovabili (il 17 per cento in Italia).
Il mondo agricolo è pronto a dare il proprio contributo. «Per il futuro puntiamo a sviluppare una filiera integrata derivante dal biogas, che riguarda appunto il biometano - puntualizza Boicelli - per il quale il Crpa di Reggio Emilia, partner del Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione, ritiene vi siano potenzialità di sviluppo per 6,5 miliardi di metri cubi all'anno. Cifra che, tradotta in chiave energetica, significa 2.700 Megawatt elettrici».
Il biometano, aspetto da non sottovalutare, potrebbe essere impiegato come carburante per autotrazione.
fonte

In Italia siamo ancora molto lontani da questi obiettivi, oggi poco meno di 300 impianti sono funzionanti con effluenti zootecnici e colture energetiche, ma le potenzialità di matrici organiche quali liquami, sottoprodotti e colture dedicate permettono di ipotizzare una rapida crescita del settore.
«Soltanto fino a un anno fa uno sviluppo del biogas di questo tenore non sarebbe stato ipotizzabile. Invece, gli obiettivi del Pan, il Piano di azione nazionale sulle energie rinnovabili, oggi non sono più un miraggio. I 1.200 Megawatt che avrebbero dovuto costituire il traguardo al 2020 per le energie derivate dal biogas sono un obiettivo minimale che potrebbe e dovrebbe essere superato».
Così prevede il direttore del CIB-Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione, Viller Boicelli, alla vigilia di Bioenergy Expo, in programma a Veronafiere dal 4 al 6 maggio prossimi, in concomitanza con Solarexpo. E proprio nel corso di Bioenergy Expo il CIB Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione presenterà un'analisi dello stato dell'arte e lo sviluppo futuro in Italia degli impianti (giovedì 5 maggio, ore 16-17,15 nell'area Forum del padiglione 1), mentre a seguire verrà illustrata una proiezione europea, a cura dell'European Biogas Association (EBA), di cui è consigliere il presidente del CIB Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione, Piero Gattoni.
Le nuove sfide del biogas in Italia saranno connesse al futuro della tariffa omnicomprensiva. Fino al 31 dicembre 2012 sarà pari a 0,28 euro per kilowattora di energia elettrica prodotta dal biogas. Per il 2013 e gli anni successivi non è ancora stato stabilito alcun parametro. «Le prospettive di crescita degli impianti di biogas in Italia saranno collegati alla stabilità della politica incentivante che riteniamo debba premiare le realtà fortemente connesse al settore agricolo- prosegue Viller Boicelli -. Ci auguriamo che il Governo mantenga l'impegno non soltanto in chiave di sostegno allo sviluppo di fonti energetiche alternative, ma che porti avanti una politica di crescita per nuove soluzioni tecnologiche, come quella relativa alla cogenerazione e al biometano».
L'innovazione sarà una delle chiavi di un «Green deal» quanto mai sostenuto nel suo incedere. All'interno delle fonti di energia rinnovabile il biogas presenta diversi vantaggi tra cui una maggiore efficienza nel ciclo del carbonio, un miglioramento dell'impatto ambientale degli allevamenti zootecnici, la creazione di nuovi posti di lavoro lungo tutto il periodo di vita dell'impianto.
Le biomasse e il biogas saranno determinanti per raggiungere gli obiettivi vincolanti della direttiva comunitaria 2009/28, che impone per il 2020 che il 20 per cento dei consumi energetici dell'Ue provenga da fonti rinnovabili (il 17 per cento in Italia).
Il mondo agricolo è pronto a dare il proprio contributo. «Per il futuro puntiamo a sviluppare una filiera integrata derivante dal biogas, che riguarda appunto il biometano - puntualizza Boicelli - per il quale il Crpa di Reggio Emilia, partner del Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione, ritiene vi siano potenzialità di sviluppo per 6,5 miliardi di metri cubi all'anno. Cifra che, tradotta in chiave energetica, significa 2.700 Megawatt elettrici».
Il biometano, aspetto da non sottovalutare, potrebbe essere impiegato come carburante per autotrazione.
fonte
venerdì 26 novembre 2010
Entra in funzione a Corinaldo l'impianto a biogas dai rifiuti
Con il taglio del nastro da parte del sindaco di Corinaldo Livio Scattolini, è stato dato l’avvio all’impianto per lo sfruttamento del biogas prodotto dai rifiuti.
I lavori sono stati iniziati a fine agosto del 2004 e l’inaugurazione è avvenuta il 31dicembre 2004.
“L’impianto è stato realizzato a tempo di record - ci dice l’ingegner Matteo Millevolte.- Nelle Marche abbiamo realizzato quattro impianti: quello di Morrovalle (MC) con una potenza installata di 660 kWe; di Macerata, potenza installata di 1320 kWe; di Fermo, potenza installata di 1890 kWe e quello di Corinaldo, che produce una potenza di 750 kWe all’ora di elettricità a 380 volt, che un trasformatore converte in 20.000 volt, pronti per essere immessi nella rete dell’Enel.
Il Biogas è una fonte di energia rinnovabile, presente sul territorio nazionale.
Asja, leader in Italia in questo settore, ha progettato e costruito, dal 1995, 18 impianti di valorizzazione energetica del Biogas, di cui attualmente ne gestisce 15, per una produzione stimata, nel 2004, di oltre 168.000 MWh.
Sono, inoltre, in corso di realizzazione ulteriori quattro impianti”.
Gli amministratori del Comune di Corinaldo Livio Scattolini, sindaco ed Emilio Pierantognetti, vice sindaco, sono pienamente soddisfatti dell’impianto realizzato nella discarico di San Vincenzo, che è in grado di sviluppare 440 metri cubi di biogas all’ora.
L’energia che viene prodotta a Corinaldo viene venduta all’Enel e una parte del ricavato torna a chi gestisce la discarica, cioè alla ditta Asa (Azienda Servizi Ambientali) S.r.l., con sede in Via San Vincenzo, 18 di Corinaldo, che riunisce i Comuni dell’area Misa-Nevola, che utilizzano la discarica corinaldese.
Il presidente, avvocato Orlando Olivieri, – ci dice – “E’ stato fatto un ulteriore passo per dare trasparenza alla gestione dell’attività della discarica”. “Adesso puntiamo a quella Emas – aggiunge Tonino Dominaci, – nel 2005 vogliamo mettere mano a una campagna di sensibilizzazione per aumentare la raccolta differenziata”.
Il responsabile tecnico Lorenzo Magi Galluzzi è soddisfattissimo della realizzazione dell’impianto effettuato nella discarica di San Vincenzo da parte dell’Asja, che permette di erogare energia elettrica sufficiente al fabbisogno di 2.272 famiglie per un anno.
Fonte
I lavori sono stati iniziati a fine agosto del 2004 e l’inaugurazione è avvenuta il 31dicembre 2004.
“L’impianto è stato realizzato a tempo di record - ci dice l’ingegner Matteo Millevolte.- Nelle Marche abbiamo realizzato quattro impianti: quello di Morrovalle (MC) con una potenza installata di 660 kWe; di Macerata, potenza installata di 1320 kWe; di Fermo, potenza installata di 1890 kWe e quello di Corinaldo, che produce una potenza di 750 kWe all’ora di elettricità a 380 volt, che un trasformatore converte in 20.000 volt, pronti per essere immessi nella rete dell’Enel.
Il Biogas è una fonte di energia rinnovabile, presente sul territorio nazionale.
Asja, leader in Italia in questo settore, ha progettato e costruito, dal 1995, 18 impianti di valorizzazione energetica del Biogas, di cui attualmente ne gestisce 15, per una produzione stimata, nel 2004, di oltre 168.000 MWh.
Sono, inoltre, in corso di realizzazione ulteriori quattro impianti”.
Gli amministratori del Comune di Corinaldo Livio Scattolini, sindaco ed Emilio Pierantognetti, vice sindaco, sono pienamente soddisfatti dell’impianto realizzato nella discarico di San Vincenzo, che è in grado di sviluppare 440 metri cubi di biogas all’ora.
L’energia che viene prodotta a Corinaldo viene venduta all’Enel e una parte del ricavato torna a chi gestisce la discarica, cioè alla ditta Asa (Azienda Servizi Ambientali) S.r.l., con sede in Via San Vincenzo, 18 di Corinaldo, che riunisce i Comuni dell’area Misa-Nevola, che utilizzano la discarica corinaldese.
Il presidente, avvocato Orlando Olivieri, – ci dice – “E’ stato fatto un ulteriore passo per dare trasparenza alla gestione dell’attività della discarica”. “Adesso puntiamo a quella Emas – aggiunge Tonino Dominaci, – nel 2005 vogliamo mettere mano a una campagna di sensibilizzazione per aumentare la raccolta differenziata”.
Il responsabile tecnico Lorenzo Magi Galluzzi è soddisfattissimo della realizzazione dell’impianto effettuato nella discarica di San Vincenzo da parte dell’Asja, che permette di erogare energia elettrica sufficiente al fabbisogno di 2.272 famiglie per un anno.
Fonte
lunedì 22 novembre 2010
Inaugurato impianto Biogas nel Lodigiano
Ossa, sangue, grasso, e stallatico; anche dei bovini, come per il maiale, non si butta niente. Lo dimostra il nuovo impianto di biogas per la produzione di energia da fonti rinnovabili inaugurato a Ospedaletto Lodigiano (Lodi), da Inalca Jbs, società leader in Italia nella produzione e trasformazione di carni bovine con un fatturato 2009 di 1,15 milairdi di euro. Si tratta, come ha sottolineato Claudia Cremonini in un incontro stampa nell’ambito dell’iniziativa ‘Apertamente’ promossa da Federalimentare all’insegna quest’anno del gruppo sostenibile, di “un nuovo impianto che ha richiesto un investimento di 4,5 milioni di euro e permetterà di auto-produirre circa 7,5 GWh l’anno interamente da fonti rinnovabili.Obiettivo della società è quello di ottenere nel 2012 una autoproduzione interna in grado di coprire oltre l’80% del fabbisogno energetico, tramite la cogenerazione industriale e l’utilizzo di fonti rinnovabili”. “Il sogno di diventare quasi autosufficienti si avvera oggi” ha detto Giovanni Sorlini, responsabile Qualità, ambiente e sviluppo sostenibile di Inalca Jbs, la holding per la produzione e trasformazione delle carni bovine del gruppo Cremonini.
“Questo progetto – ha sottolineato Sorlini – ci consentirà di uscire dal Protocollo di Kyoto, e di far sì che la scelta pro rinnovabili e il taglio delle emissioni di CO2 sia una libertà e non un mero costo economico per l’impresa”. Soldini ha poi evidenziato che nell’impianto di biogas inaugurato oggi “non viene utilizzata come materia prima il mais, fonte preziosa per la produzione alimentare e per i mangimi; questo anche per non creare distorsioni in termini di prezzi. A Ospedaletto Lodigiano materia prima sono solo le biomasse altrimenti destinate all’eliminazione.Per Inalca Jbs sostenibilità vuol dire recuperare, e non andare a prendere ingredienti della dieta alimentare o animale come il granturco. Il fango di depurazione, lo stallatico, e il sangue smaltito sono i nostri carburanti”. Attualmente il fabbisogno energetico annuo degli stabilimenti Inalca Jbs è di 77 GWh. Grazie agli importanti investimenti realizzati dal 2005 sulla cogenerazione oggi il 48% del fabbisogno stesso è interamente autoprodotto, con ub risparmio del 18% di Tep (Tonnellate Petrolio Equivalenti) all’anno e la riduzione di emissioni di CO2 paria a 16mila tonnellate l’anno non immesse nell’atmosfera. Inoltre, sempre in linea con le scelte volte alla sostenibilità della produzione, Inalca Jbs ha ridotto del 20% negli ultimi quattro anni la produzione di rifiuti, arrivando a differenziarne oltre il 50%, e ha completato un sistema di recupero delle acque di processo che permette di risparmiare oltre 82mila mc di acqua all’anno, con una capacità di depurazione pari a una città di 300mila abitanti, cioé una città come Catania.
Fonte:www.ansa.it
“Questo progetto – ha sottolineato Sorlini – ci consentirà di uscire dal Protocollo di Kyoto, e di far sì che la scelta pro rinnovabili e il taglio delle emissioni di CO2 sia una libertà e non un mero costo economico per l’impresa”. Soldini ha poi evidenziato che nell’impianto di biogas inaugurato oggi “non viene utilizzata come materia prima il mais, fonte preziosa per la produzione alimentare e per i mangimi; questo anche per non creare distorsioni in termini di prezzi. A Ospedaletto Lodigiano materia prima sono solo le biomasse altrimenti destinate all’eliminazione.Per Inalca Jbs sostenibilità vuol dire recuperare, e non andare a prendere ingredienti della dieta alimentare o animale come il granturco. Il fango di depurazione, lo stallatico, e il sangue smaltito sono i nostri carburanti”. Attualmente il fabbisogno energetico annuo degli stabilimenti Inalca Jbs è di 77 GWh. Grazie agli importanti investimenti realizzati dal 2005 sulla cogenerazione oggi il 48% del fabbisogno stesso è interamente autoprodotto, con ub risparmio del 18% di Tep (Tonnellate Petrolio Equivalenti) all’anno e la riduzione di emissioni di CO2 paria a 16mila tonnellate l’anno non immesse nell’atmosfera. Inoltre, sempre in linea con le scelte volte alla sostenibilità della produzione, Inalca Jbs ha ridotto del 20% negli ultimi quattro anni la produzione di rifiuti, arrivando a differenziarne oltre il 50%, e ha completato un sistema di recupero delle acque di processo che permette di risparmiare oltre 82mila mc di acqua all’anno, con una capacità di depurazione pari a una città di 300mila abitanti, cioé una città come Catania.
Fonte:www.ansa.it
mercoledì 10 novembre 2010
Biogas
Con il termine biogas si intende una miscela di vari tipi di gas (per la maggior parte metano, dal 50 al 80%) prodotto dalla fermentazione batterica in anaerobiosi (assenza di ossigeno) dei residui organici provenienti da rifiuti, vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici o fanghi di depurazione, scarti dell'agro-industria. L'intero processo vede la decomposizione del materiale organico da parte di alcuni tipi di batteri, producendo anidride carbonica, idrogeno molecolare e metano (metanizzazione dei composti organici).
Tecnologie produttive
Il biogas si forma spontaneamente. Le discariche di rifiuti urbani ne sono quindi grandi produttori, visto che normalmente il 30-40% del rifiuto è appunto materiale organico; tale gas deve essere captato per evitarne la diffusione nell'ambiente e può essere utilizzato per la produzione di energia elettrica. A titolo di esempio, da una discarica di circa 1.000.000 metri cubi che cresce di 60.000 m3 ogni anno, si possono estrarre quasi 5,5 milioni di metri cubi di biogas all'anno (oltre 600 m3 ogni ora)[1].
Sono state sviluppate tecnologie ed impianti specifici che, tramite l'utilizzo di batteri in appositi "fermentatori" chiusi (da non confondere con gassificatori) e sono in grado di estrarre grandi quantità di biogas dai rifiuti organici urbani (preferibilmente da raccolte differenziate) e dal letame prodotto dagli allevamenti intensivi, o anche dai fanghi di depurazione e dai residui dell'agro-industria. Gli impianti di biogas idonei al trattamento di matrici prevalentemente solide sono chiamati "a secco" e cioè non hanno bisogno di liquami per il loro funzionamento. In questo caso l'acqua necessaria al processo è legata all'umidità del materiale utilizzato per alimentare l'impianto. Il gas prodotto in questo processo (biogas) può essere quindi utilizzato per la combustione in caldaie da riscaldamento o per produrre energia elettrica e/o calore; il biogas è formato prevalentemente da metano, pertanto con un necessario processo di depurazione e separazione di altri componenti (per esempio, anidride carbonica e zolfo), può essere usato come biometano per autotrazione (auto e veicoli a metano). Quest'ultima applicazione ha trovato buon successo in Paesi del centro Europa quali Svizzera, Germania, Svezia ecc., e in via sperimentale anche in Italia, costituendo una delle più concrete promesse nel campo della mobilità eco-sostenibile.
Esistono varie tipologie di impianti di produzione di biogas indirizzati a trattare matrici organiche differenti, liquide o solide. Caratteristiche principali di un impianto sono il sistema di miscelazione matrici all'interno del fermentatore/digestore, il caricatore di matrici solide così come il sistema di filtrazione del biogas prodotto.
Vantaggi nell'uso del biogas
La CO2 prodotta dalla combustione del metano così ricavato permette quasi di pareggiare il bilancio dell'anidride carbonica emessa in atmosfera: infatti la CO2 emessa dalla combustione del biogas è la stessa CO2 fissata dalle piante (o assunta dagli animali in maniera indiretta tramite le piante), al contrario di quanto avviene per la CO2 emessa ex-novo dalla combustione dei carburanti fossili. Ulteriore vantaggio ecologico nell'utilizzo del biogas, è quello di impedire la diffusione nella troposfera del metano emesso naturalmente durante la decomposizione di carcasse e vegetali: il metano è infatti uno dei gas-serra più potenti ed è quindi auspicabile la sua degradazione in CO2 e acqua per combustione. L'emissione di 1 kg di CH4, in un orizzonte temporale di 100 anni, equivale ad emettere 21 kg di CO2.
Fonte
Tecnologie produttive
Il biogas si forma spontaneamente. Le discariche di rifiuti urbani ne sono quindi grandi produttori, visto che normalmente il 30-40% del rifiuto è appunto materiale organico; tale gas deve essere captato per evitarne la diffusione nell'ambiente e può essere utilizzato per la produzione di energia elettrica. A titolo di esempio, da una discarica di circa 1.000.000 metri cubi che cresce di 60.000 m3 ogni anno, si possono estrarre quasi 5,5 milioni di metri cubi di biogas all'anno (oltre 600 m3 ogni ora)[1].
Sono state sviluppate tecnologie ed impianti specifici che, tramite l'utilizzo di batteri in appositi "fermentatori" chiusi (da non confondere con gassificatori) e sono in grado di estrarre grandi quantità di biogas dai rifiuti organici urbani (preferibilmente da raccolte differenziate) e dal letame prodotto dagli allevamenti intensivi, o anche dai fanghi di depurazione e dai residui dell'agro-industria. Gli impianti di biogas idonei al trattamento di matrici prevalentemente solide sono chiamati "a secco" e cioè non hanno bisogno di liquami per il loro funzionamento. In questo caso l'acqua necessaria al processo è legata all'umidità del materiale utilizzato per alimentare l'impianto. Il gas prodotto in questo processo (biogas) può essere quindi utilizzato per la combustione in caldaie da riscaldamento o per produrre energia elettrica e/o calore; il biogas è formato prevalentemente da metano, pertanto con un necessario processo di depurazione e separazione di altri componenti (per esempio, anidride carbonica e zolfo), può essere usato come biometano per autotrazione (auto e veicoli a metano). Quest'ultima applicazione ha trovato buon successo in Paesi del centro Europa quali Svizzera, Germania, Svezia ecc., e in via sperimentale anche in Italia, costituendo una delle più concrete promesse nel campo della mobilità eco-sostenibile.
Esistono varie tipologie di impianti di produzione di biogas indirizzati a trattare matrici organiche differenti, liquide o solide. Caratteristiche principali di un impianto sono il sistema di miscelazione matrici all'interno del fermentatore/digestore, il caricatore di matrici solide così come il sistema di filtrazione del biogas prodotto.
Vantaggi nell'uso del biogas
La CO2 prodotta dalla combustione del metano così ricavato permette quasi di pareggiare il bilancio dell'anidride carbonica emessa in atmosfera: infatti la CO2 emessa dalla combustione del biogas è la stessa CO2 fissata dalle piante (o assunta dagli animali in maniera indiretta tramite le piante), al contrario di quanto avviene per la CO2 emessa ex-novo dalla combustione dei carburanti fossili. Ulteriore vantaggio ecologico nell'utilizzo del biogas, è quello di impedire la diffusione nella troposfera del metano emesso naturalmente durante la decomposizione di carcasse e vegetali: il metano è infatti uno dei gas-serra più potenti ed è quindi auspicabile la sua degradazione in CO2 e acqua per combustione. L'emissione di 1 kg di CH4, in un orizzonte temporale di 100 anni, equivale ad emettere 21 kg di CO2.
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